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CORRIDOI LAVORATIVI PER RIFUGIATI: NUOVO PROTOCOLLO MINISTERO -UNHCR

Corridoi lavorativi per rifugiati: nuovo protocollo Ministero -UNHCR

Firmato il nuovo protocollo per i percorsi di ingresso regolare in Italia per rifugiati formati all’estero, in attuazione della Legge 50/2023. 70 ingressi entro il 2025

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Il 27 giugno 2025 è stato firmato un nuovo protocollo d’intesa che segna un importante passo avanti per l’attuazione dei corridoi lavorativi per i rifugiati previsti dalla Legge 50/2023.

 L’accordo coinvolge il Ministero dell’Interno, il Ministero del Lavoro, il Ministero degli Affari Esteri, l’UNHCR e partner del terzo settore e privati, con l’obiettivo di facilitare l’ingresso regolare in Italia di rifugiati qualificati, selezionati e formati in Paesi terzi.

L’Italia si conferma così tra i primi Paesi al mondo a sviluppare un canale lavorativo legale e strutturato per persone costrette alla fuga, combinando esigenze occupazionali delle imprese italiane con interventi concreti di solidarietà internazionale. I corridoi rappresentano un’opportunità tanto per i rifugiati, che possono costruire un futuro sicuro e dignitoso, quanto per i datori di lavoro, che accedono a risorse umane qualificate in settori strategici come l’informatica, la cantieristica navale ecc.

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1) Come funzionano i corridoi lavorativi e a chi sono rivolti

I corridoi lavorativi sono percorsi di mobilità internazionale rivolti a rifugiati che risiedono attualmente in Paesi a basso o medio reddito, selezionati in base a qualifiche e competenze professionali. Il meccanismo prevede che questi candidati seguano un iter formativo all’estero e, superato con successo, vengano assunti da aziende italiane attraverso un canale regolare di ingresso in Italia.

Questa modalità può rientrare nelle quote previste annualmente dal Decreto Flussi oppure avvenire “extra quota”, cioè oltre i limiti numerici, previa autorizzazione specifica. Per i datori di lavoro si tratta di una formula flessibile, sicura e socialmente responsabile per far fronte alla carenza di manodopera qualificata.

I vantaggi sono evidenti: per i rifugiati si aprono concrete possibilità di ricostruzione della propria vita in contesti sicuri e legali, mentre le imprese ottengono profili tecnici formati secondo le esigenze del mercato. 

Inoltre, l’inserimento lavorativo supporta l’integrazione sociale, facilita l’apprendimento della lingua italiana e promuove comunità più coese e inclusive.

In un momento storico in cui 122 milioni di persone nel mondo sono costrette a fuggire da guerre e violenze, i corridoi lavorativi rappresentano una risposta concreta e innovativa che unisce inclusione e sviluppo, dimostrando il potenziale del settore privato nella costruzione di soluzioni durature per i rifugiati. Si auspica ovviamente un ampliamento di queste attività perche l'impatto numerico sia  più  rilevante. 

E' di questi giorni il decreto con la programmazione dei flussi di entrata per il prossimo triennio ,  che però  le associazioni datoriali stesse giudicano ancora ampiamente insufficiente.

Leggi Decreto Flussi: 500mila ingressi nel triennio 2026-28 

2) Progetti attivi e settori coinvolti

Attualmente sono quattro i progetti in corso in  Colombia, Egitto, Uganda e Giordania. Si tratta delle seguenti iniziative 

  1. ReadyForIT – Labor Pathways for Refugees: destinato a 25 rifugiati in Uganda, offre formazione IT e sbocchi occupazionali con aziende come Accenture, Aubay, OverIT e DedaGroup;
  2. Navigare nel futuro: dedicato alla cantieristica navale, coinvolgera fino  240 persone in Egitto tra rifugiati e cittadini locali, in collaborazione con Don Bosco Cairo e altri partner;
  3. Goldsmith for Italy: focalizzato sull’oreficeria, coinvolge 10 rifugiati in Giordania che saranno assunti da Mattioli Spa;
  4. Wings for a new future: prevede la formazione di 40 rifugiati colombiani destinati al settore aeroportuale romano, con Avia Partners S.p.A

Al momento sono stati selezionati  70 rifugiati  che arriveranno in Italia provenienti dai paesi citati. 

Il successo di queste iniziative, considerate una best practice a livello internazionale, , auspicabilmente  apre la strada all’estensione del modello ad altri comparti produttivi e territori italiani. Per le aziende interessate, partecipare è possibile contattando i partner del progetto come Talent Beyond Boundaries, Diaconia Valdese, UNHCR e le Unioni Industriali territoriali.

 Per approfondimenti o per manifestare interesse all’assunzione di rifugiati tramite i corridoi lavorativi, è possibile rivolgersi ai promotori del protocollo e consultare il sito ufficiale di UNHCR o delle associazioni partner.

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