Con Comunicato stampa n. 156 del 20 gennaio 2026, il Consiglio dei Ministri (CdM) ha annunciato di aver approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della direttiva (UE) 2024/1233 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 aprile 2024, relativa a una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro e a un insieme comune di diritti per i lavoratori di paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno stato membro.
La bozza è stata approvata definitivamente il 9 aprile scorso. Vedi sotto il testo integrale
In particolare, il decreto semplifica radicalmente l’iter amministrativo per la richiesta del permesso unico, riducendo a 90 giorni il termine massimo per la conclusione della procedura di rilascio, salvo casi eccezionali.
Tra le principali novità, viene introdotto un obbligo di trasparenza per il datore di lavoro, che dovrà informare tempestivamente il lavoratore straniero su ogni comunicazione relativa al nulla osta.
Inoltre, il provvedimento garantisce maggiore flessibilità nel mercato del lavoro: lo straniero titolare di permesso unico potrà cambiare datore di lavoro durante il periodo di validità del titolo, previa notifica alle autorità competenti.
L'obiettivo è rafforzare le tutele contro lo sfruttamento lavorativo e favorire l'integrazione regolare.
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1) Permesso unico più semplice e in tempi certi per il rilascio
Uno degli obiettivi principali della riforma è la riduzione della complessità burocratica che oggi caratterizza la domanda di permesso unico.
Il decreto rafforza innanzitutto l’obbligo di informazione nei confronti del lavoratore straniero, prevedendo che vengano fornite indicazioni complete sulle condizioni di ingresso e soggiorno per motivi di lavoro,
- sui documenti necessari e
- sulle garanzie procedurali previste, anche per i familiari.
Anche sul fronte delle tempistiche, le novità sono rilevanti. Si prevede che :
- da un lato i termini ordinari per il rinnovo del permesso di soggiorno vengono estesi da 60 a 90 giorni,
- dall’altro viene introdotta una disciplina speciale per il permesso unico di lavoro: una volta completata la domanda, il questore dovrà rilasciare il titolo entro 30 giorni.
Si tratta di una deroga significativa rispetto ai tempi previsti per altri titoli di soggiorno, pensata per garantire maggiore certezza giuridica e operativa sia ai lavoratori sia ai datori di lavoro.
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2) Flessibilita e mobilità nel mercato del lavoro
In un’ottica di maggiore flessibilità del mercato del lavoro, viene riconosciuta la possibilità, per il titolare di permesso unico, di cambiare datore di lavoro durante il periodo di validità del titolo, previa comunicazione alle autorità competenti.
In caso di disoccupazione, poi, il permesso non sarà revocato automaticamente: il lavoratore potrà rimanere in Italia per almeno tre mesi per cercare una nuova occupazione. Questa misura mira a contrastare lo sfruttamento lavorativo e a favorire percorsi di integrazione regolare.
Infine, il decreto chiarisce che la gestione delle domande resta in capo al ministero dell’Interno e che l’attuazione delle nuove norme non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, essendo prevista l’utilizzazione delle risorse già disponibili.
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3) Le novità del testo definitivo
Rispetto alle prime ricostruzioni giornalistiche, il testo della bozza di decreto presenta alcuni elementi di maggiore dettaglio operativo rilevanti per datori di lavoro e consulenti. In particolare oltre al termine complessivo di 90 giorni per la conclusione del procedimento, viene chiarita
- la scansione interna delle fasi (60 giorni per il rilascio del nulla osta e 30 giorni per il permesso di soggiorno), nonché
- l’estensione a 90 giorni anche del termine per il rinnovo dei permessi.
Il provvedimento introduce inoltre specifici obblighi informativi, prevedendo che nel permesso unico siano riportate informazioni su condizioni di lavoro, diritti e garanzie procedurali, e rafforza il ruolo del datore di lavoro, tenuto a comunicare tempestivamente al lavoratore gli esiti dell’iter amministrativo.
Risulta poi più articolata la disciplina delle esclusioni, che individua puntualmente le categorie non rientranti nel nuovo regime (tra cui lavoratori autonomi, studenti, distaccati e titolari di protezione).
Infine, la bozza chiarisce l’applicazione anche ai lavoratori del settore domestico e assistenziale e individua nel Ministero dell’Interno l’autorità competente, confermando l’entrata in vigore delle nuove disposizioni dal 22 maggio 2026.
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