La campagna dichiarativa 2026 si presenta come un banco di prova importante per gli Studi professionali, chiamati a gestire non solo aggiornamenti normativi ma anche un contesto sempre più articolato sul piano operativo. L’evoluzione dei modelli dichiarativi, l’introduzione di nuove agevolazioni e la crescente integrazione digitale impongono un approccio strutturato e consapevole già nella fase preparatoria.
1) Il perimetro disegnato da modelli e adempimenti
Il sistema dichiarativo mantiene una struttura consolidata, ma con alcune rilevanti interconnessioni tra modelli e flussi informativi.
Tra i principali modelli coinvolti troviamo il “Modello 730”, indiscutibilmente centrale per lavoratori dipendenti e pensionati, anche grazie all’estensione della platea e alla semplificazione dei dati precompilati, il “Modello Redditi Persone Fisiche” (riferimento per contribuenti con situazioni più complesse come partite IVA, redditi esteri, partecipazioni), i “Modelli Redditi SP e SC” (per società di persone e capitali, con crescente attenzione alla fiscalità d’impresa e alle variabili ESG) per finire con i modelli IRAP (ancora rilevante per specifiche categorie, nonostante il progressivo ridimensionamento dell’imposta) e il “Modello 770” (sempre centrale per la gestione delle ritenute e dei flussi da sostituto d’imposta).
A questi si affiancano adempimenti collegati sempre più integrati, come le Certificazioni Uniche (CU), le
comunicazioni dei crediti d’imposta, le dichiarazioni IVA e liquidazioni periodiche, il monitoraggio fiscale (quadro RW) e le novità normative e gli aggiornamenti strutturali.
La campagna 2026 si inserisce dunque nel solco della riforma fiscale avviata negli ultimi anni, con interventi che impattano direttamente la compilazione e la gestione delle dichiarazioni.
I principali aggiornamenti
Probabilmente il più importante è la razionalizzazione degli scaglioni IRPEF con effetti sulla determinazione dell’imposta e sulle detrazioni, soprattutto per i contribuenti con redditi medio-bassi. Ricordiamo poi la revisione delle detrazioni e deduzioni che comportano maggiore selettività delle agevolazioni fiscali, con limiti più stringenti e criteri di accesso più articolati e l’evoluzione dei crediti d’imposta che comporta una particolare attenzione alla Transizione 4.0 (con crediti per investimenti sostenibili e incentivi per digitalizzazione e formazione).
Da sottolineare poi il rafforzamento della precompilata con l’incremento dei dati disponibili e una accresciuta affidabilità, ma anche un aumento delle responsabilità in capo al professionista in caso di modifica oltre all’interoperabilità dei dati fiscali grazie alla crescente integrazione tra banche dati dell’Agenzia delle Entrate, fatturazione elettronica e sistemi dichiarativi.
2) Impatti operativi per gli Studi professionali
Le novità normative si traducono concretamente sull’organizzazione degli Studi, con differenze significative in base alla dimensione. Per gli Studi piccoli si deve considerare una maggiore pressione sui tempi, la necessità di strumenti semplificati e automatizzati e il rischio operativo elevato in assenza di workflow strutturati. Gli Studi medi avranno l’esigenza della standardizzazione dei processi, del coordinamento tra risorse interne e della gestione efficiente dei carichi di lavoro stagionali.
Mentre gli Studi più grandi e strutturati affrontaranno l’integrazione tra sistemi gestionali e dichiarativi, il controllo avanzato dei dati e della compliance e l’utilizzo di strumenti di analisi predittiva e IA.
Le aree critiche
Uno degli ambiti più delicati resta quello dei regimi agevolati e dei crediti fiscali, caratterizzato da elevata complessità e frequenti aggiornamenti.
Bisognerà fare particolare attenzione ai regimi forfettari con la verifica dei requisiti di accesso e permanenza, ai regimi opzionali (trasparenza, consolidato), ai bonus edilizi (gestione delle rate residue e controlli documentali) ai crediti d’imposta (corretta indicazione, utilizzo e monitoraggio).
Errori in queste aree possono generare non solo sanzioni, ma anche criticità nei controlli automatizzati.
Cose importanti da sapere prima di iniziare
Prima ancora dell’avvio della campagna dichiarativa, il professionista deve presidiare alcune leve fondamentali quali la qualità e completezza dei dati, deve pianificare attentamente le attività e definire le priorità, scadenze e carichi di lavoro. È fondamentale che ci sia stato un aggiornamento normativo continuo così da poter interpretare correttamente le nuove disposizioni e che gli strumenti tecnologici siano adeguati.
3) La tecnologia di Genya Dichiarativi Expert AI a fianco del professionista
In questo scenario, la tecnologia diventa un fattore abilitante decisivo. Soluzioni evolute come Genya Dichiarativi Expert AI di Wolters Kluwer rappresentano un supporto concreto per affrontare la complessità della campagna 2026.
Un’innovazione tecnologica come Genya Dichiarativi si profila con precisi elementi distintivi. L’automazione dei controlli della soluzione consente la riduzione degli errori grazie a verifiche automatiche e segnalazioni intelligenti, l’integrazione dei dati si basa su collegamenti diretti con fonti informative e altri moduli gestionali oltre a vantare un supporto decisionale basato sull’IA e a workflow guidati.
L’intelligenza artificiale, in particolare, consente di passare da un approccio reattivo a uno proattivo, migliorando l’efficienza e la qualità del servizio offerto al cliente.
La campagna dichiarativa 2026 richiede un cambio di paradigma, non basta più conoscere le norme, ma è necessario saper gestire complessità, dati e processi in modo integrato.
Oggi sempre più il professionista è chiamato ad anticipare le criticità, strutturare i flussi operativi e
adottare strumenti tecnologici evoluti. Solo così sarà possibile affrontare con efficacia una stagione dichiarativa sempre più sfidante e ad alto contenuto tecnico.