La disciplina doganale del settore siderurgico europeo si prepara a cambiare in modo significativo. Le nuove misure in discussione intervengono su contingenti, dazi e tracciabilità con l’obiettivo di contenere la pressione delle importazioni e rafforzare la competitività dell’industria interna. Si tratta di un passaggio che segna un’evoluzione concreta degli strumenti di difesa commerciale dell’Unione.
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1) L’accordo politico nel settore siderurgico
Il recente accordo politico raggiunto tra Parlamento europeo e Consiglio, annunciato dalla Commissione UE, segna una svolta significativa nella disciplina doganale applicabile al settore siderurgico dell’Unione europea. L’iniziativa, formalizzata nella proposta di Regolamento 726/2025, si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del diritto doganale europeo, in cui la tutela della produzione interna e la gestione delle dinamiche globali di mercato assumono un rilievo strategico senza precedenti.
Attualmente, infatti, il settore siderurgico europeo è protetto da misure di salvaguardia che prevedono contingenti tariffari relativamente ampi e l’applicazione di un dazio fuori contingente pari al 25%. Queste misure, introdotte nel 2019, hanno rappresentato una risposta necessaria all’ondata di importazioni a basso costo favorita dalla sovraccapacità produttiva globale, in particolare da parte di Paesi terzi che adottano politiche di sostegno diretto o indiretto alle proprie industrie. Tuttavia, l’esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che tali strumenti, pur avendo contribuito a contenere la pressione concorrenziale, non sono stati sufficienti a garantire la stabilità e la competitività del comparto europeo. La quota di mercato delle importazioni è rimasta elevata, con una penetrazione che ha superato il 20% e con picchi in alcune categorie di prodotti, mentre la capacità produttiva interna ha continuato a ridursi, accompagnata da una perdita significativa di posti di lavoro e da una crescente difficoltà a sostenere investimenti in innovazione e decarbonizzazione.
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2) Gli interventi sulla difesa commerciale
Il nuovo accordo interviene proprio su questi punti critici, proponendo una revisione profonda degli strumenti di difesa commerciale. In primo luogo, viene prevista a decorrere dal 1° luglio una drastica riduzione dei contingenti tariffari esenti da dazio, fissati a 18,3 milioni di tonnellate annue, calcolati sulla base della quota di mercato delle importazioni del 2013, prima che la sovraccapacità globale alterasse in modo strutturale gli equilibri del mercato europeo. Questa scelta metodologica risponde all’esigenza di ripristinare condizioni di concorrenza eque, evitando che il mercato UE diventi il principale sbocco per l’eccesso di produzione mondiale, soprattutto in un contesto in cui altri grandi mercati, come Stati Uniti e Canada, hanno adottato misure restrittive ancora più severe nel settore siderurgico e dei prodotti derivati.
Un altro elemento di assoluta novità è rappresentato dall’innalzamento del dazio fuori contingente al 50%. Questa misura, che si discosta nettamente dall’attuale aliquota del 25%, mira a rafforzare il carattere dissuasivo della protezione doganale. L’applicazione di un dazio così elevato, in linea con quanto già avviene in altri ordinamenti, rappresenta un chiaro segnale della volontà dell’Unione di difendere la propria base industriale e di evitare fenomeni di diversione degli scambi che potrebbero compromettere ulteriormente la tenuta del settore.
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3) La nuova tracciabilità e processi di compliance
Sul piano della tracciabilità e della trasparenza, il nuovo regolamento introduce il requisito “melt & pour”, che impone l’individuazione del Paese in cui l’acciaio è stato effettivamente fuso e colato. Dal punto di vista doganale, questa innovazione assume un’importanza cruciale, poiché consente di contrastare in modo più efficace le pratiche di elusione delle regole di origine e di garantire che solo l’acciaio prodotto secondo standard compatibili con quelli europei possa accedere al mercato interno. Gli importatori saranno tenuti a fornire prove documentali precise, come certificati del produttore, attestanti il luogo di fusione e colata, rafforzando così la capacità delle autorità doganali di verificare la conformità delle merci e di prevenire triangolazioni o false dichiarazioni di origine.
L’impianto normativo delineato dalla proposta si caratterizza, dunque, per un approccio integrato che combina strumenti quantitativi (contingenti), misure tariffarie rafforzate e requisiti di tracciabilità, affidando alla Commissione europea e agli Stati membri un ruolo centrale nella gestione, nel monitoraggio e nella revisione periodica delle misure. La governance prevede la possibilità di adeguare i volumi dei contingenti e di intervenire tempestivamente in caso di evoluzioni inattese del mercato, garantendo così una flessibilità operativa che mancava nelle precedenti discipline.
In questo scenario, la funzione doganale assume una centralità crescente non solo per la complessità delle nuove regole, ma anche per l’aumento dei rischi di violazione della normativa doganale, in particolare in materia di contrabbando. L’inasprimento dei controlli su origine, tracciabilità e rispetto dei contingenti, unito all’innalzamento dei dazi, potrebbe infatti comportare violazioni che, oltre a configurare illeciti doganali e penali, possono determinare gravi ripercussioni per le imprese coinvolte, anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa degli enti ex D.Lgs. 231/2001. Il rischio di contestazioni per contrabbando doganale, con le relative sanzioni pecuniarie e interdittive, impone alle aziende di rafforzare i propri presidi di compliance, la formazione interna e i sistemi di controllo sui flussi documentali e fisici delle merci.
Inoltre, la progressiva introduzione di strumenti come il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) rende la dogana il punto di snodo tra politiche commerciali, ambientali e industriali. La convergenza tra diritto doganale e nuove esigenze di sostenibilità, trasparenza e sicurezza economica impone una profonda evoluzione delle competenze e delle prassi operative, richiedendo un approccio sempre più integrato e multidisciplinare.
In conclusione, il nuovo accordo UE sulla disciplina doganale per la siderurgia rappresenta una risposta ambiziosa e strutturale alle sfide della globalizzazione. La combinazione di limiti quantitativi più stringenti, dazi rafforzati e requisiti di tracciabilità segna un cambio di passo nella strategia di difesa commerciale europea, ma soprattutto riafferma la centralità della funzione doganale come garante della legalità, della competitività e della sostenibilità del sistema produttivo europeo. In un contesto in cui la dogana si trova al crocevia tra CBAM, regole di origine e misure di salvaguardia, la sua capacità di adattamento e di presidio sarà sempre più determinante per il futuro dell’industria europea, anche alla luce delle pesanti responsabilità aziendali che possono derivare da violazioni della normativa doganale.